Abbiamo scherzato: la manovra. 1a parte

Avevo pensato per questo post a un vecchio proverbio “Il medico pietoso fa il malato canceroso”, ma mi sono reso conto che, nel caso dell’Italia, il ruolo di medico dovrebbe toccare al governo, che però è stato anche tra gli agenti patogeni dell’attuale malattia, quindi ho ripiegato su un neutro “La manovra”

Intanto come prima osservazione: si sarebbe potuto esercitare un prelievo fiscale sulle seconde case almeno (se non sulle prime) e sulle terze e oltre, specialmente se non affittate. Il discorso non riguarderebbe solo le case di persone fisiche, ma anche e in particolare, le case di società, che vengono tenute sfitte in attesa di una ripresa del mercato immobiliare (con crisi di questo tipo i tassi potrebbero restare bassi a lungo, vedi USA, e i capitali che rappresentano resterebbero immobilizzati al di fuori del circuito economico, senza produrre niente altro che interessi per le banche che hanno finanziato i costruttori).

Poi si sarebbe potuto varare una vera tassa straordinaria di solidarietà, con una patrimoniale, una tassa cioè in percentuale sui patrimoni e non sul reddito (sappiamo troppo bene come si evadano le tasse sul reddito), cosa a cui ci si dovrà rassegnare prima o poi, ma che, fatta ora (meglio sarebbe stato farla tre anni fa, invece di continuare a dire che l’Italia era… inutile citare chi vuole ricorda), avrebbe un senso forte di segnale ai mercati di volontà di abbassamento in tempi brevi del debito pubblico (in quanto l’introito dovrebbe servire proprio a ridurre i titoli pubblici in circolazione) con conseguente diminuzione sostanziosa del passivo di bilancio annuale per interessi sul debito stesso (sia per riduzione del capitale da retribuire sia per un abbassamento dei tassi, conseguente alla ripristinata fiducia dei mercati).

Altro capitolo interessante è quello della tracciabilità delle transazioni, il limite stabilito è di 2500 €, di gran lunga troppo alto, anche soltanto per cercare di ridurre gli affitti in nero, che in gran parte sono di ammontare inferiore.

Mi sembra di ricordare che il 2° governo Prodi stabilì un limite di 5000€ per le transazioni in contanti  e il 4° governo Berlusconi,  insediato a maggio, provvide, già prima dell’estate, a elevare tale limite a 12.500€, adesso tale limite viene portato a 2500€, un mio commento mi pare inutile.

Ma ricordo anche un altro campo di applicazione di norme antievasione, ad es. l’art. 35 del D.L. n. 223/2006, in cui si stabilivano limiti ai pagamenti in contanti ai professionisti che, nel giro di due anni, si sarebbero ridotti da 1000€ a 100€, tutti i pagamenti eccedenti tali limiti avrebbero dovuto essere fatti su cc del professionista. Queste norme vennero abrogate sempre dal 4° gov. Berlusconi con il medesimo decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008.

Cosa aspettarsi da un parlamento, e segnatamente da una maggioranza, che è formata in gran parte da avvocati, commercialisti e medici?

Ma a segnare il periodo del DL citato ci furono, dichiarazioni del Presidente del Consiglio in cui egli rappresentava la sua “comprensione” se non “giustificazione” dell’evasione a fronte dell’elevata pressione fiscale, seguirono leggi che depenalizzarono il falso in bilancio e altre misure, tanto contradditorie che l’evasore fiscale totale non rischia il carcere che invece rischia chi fa dichiarazioni infedeli.

Pare che salterà anche la tracciabilità dei rifiuti, il SISTRI, il ministro Prestigiacomo se ne è lamentata all’uscita dal Consiglio dei Ministri. Diversi sono gli ordini di problemi, uno è stato richiamato dal ministro all’ambiente, il favore fatto alle ecomafie, un altro è lo spreco enorme di risorse che le aziende hanno messo in campo per attrezzarsi, non ultimo, poi, i posti di lavoro che si erano creati per sviluppare e gestire il sistema, non è in questo modo che si incoraggiano aziende e cittadini ad attrezzarsi per rispondere alle leggi dello stato, così facendo si aspetterà sempre l’ultimo momento, confidando nell’immancabile rinvio dei termini, come i governi di ogni colore ci hanno abituato da decenni (vedi quote latte).

Riguardo ai principi su cui ci si è basati per decidere le Province da abolire ci sarebbe da discutere, non volendo abolire l’istituto Province in sé sarebbe stato opportuno, più che basarsi sul numero di cittadini, basarsi sul tipo di territorio e sulle linee di comunicazione che collegano il territorio al centro provinciale, infatti la provincia, fin tanto che sia sede di autorità e servizi, deve essere raggiungibile in tempi e modi ragionevoli dai cittadini del territorio di cui è a capo. Se i nostri politici non fossero abituati a muoversi con elicotteri di servizio, si renderebbero subito conto che ha molto meno senso ad es. la provincia Monza e Brianza che non alcune delle province di località montuose e delle isole, inutile parlare di deburocratizzazione e produttività se poi bisogna pernottare fuori per fare un documento o svolgere una pratica nel capoluogo.

Qualcuno ha criticato l’esclusione dei titoli pubblici dall’aumento del prelievo fiscale dal 12,5% al 20%, ma occorre ricordare che i mercati ragionano sul netto e non sul lordo e quindi si tratterebbe di incassare di più solo per dover offrire tassi maggiori? Quindi si tratterebbe di fare una mossa del genere su base europea, ma solo per dare una dimostrazione di unione e concertazione vera ai mercati, associando la misura ad altre che omogenizzino i trattamenti fiscali di cittadini e imprese su base europea come passo verso una unione che proceda verso una maggiore armonizzazione delle scelte di politica economica, smettendo di cercare di proporsi, come hanno fatto in tempi recenti ad es. Gran Bretagna e Irlanda, ma non solo, quasi piazze off shore, non è più tempo di scelte di concorrenza miope tra gli stati dell’Unione. Riusciranno i governanti d’Europa, prima o poi, a guardare lontano, come fecero i loro predecessori, o continueranno a cercare soltanto di non pestare le cacche, perdendo la strada?

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Sempre a casa mia, sempre fuori posto.
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