Piano piano, che nessun senta: i costi del nucleare non si sanno

Sul Forum Nucleare Italiano Chicco Testa scrive, rispondendo a un articolo di Pippo Ranci:

“Faccio sommessamente notare che il contributo tecnologico che è venuto all’ Italia dalle fonti rinnovabili , nonostante l’alto costo degli incentivi, è quasi trascurabile.”

Poi più avanti:

“Il futuro del mondo sarà nella fusione e nelle rinnovabili, come Ranci sembra immaginare? Me lo auguro, ma  per arrivarci c’è molto lavoro da fare. Come per la quarta generazione dei reattori a fissione. Per la quale, come per la fusione e le competenze fisiche ed ingegneristiche di cui necessita, faccio sommessamente osservare che se arriverà sarà anche perché qualcuno ha nel frattempo sviluppato la prima, la seconda, la terza…”

Tutta la campagna pro nucleare che si sta sviluppando in Italia si sviluppa “sommessamente” cercando di fare apparire come obiettive le dichiarazioni e i commenti dei servizi dei telegiornali, gli articoli di stampa ecc. Ma non solo anche la pubblicità, recentemente sanzionata, se non vado errato, da qualche Garante, si sviluppa sommessamente come una tela di ragno, come un messaggio subliminale  cerca di infiltrarsi nelle menti dei meno avvertiti.

A nulla serve far notare a costoro il levitare dei costi, il prolungarsi dei tempi previsti e le difficoltà esecutive cui sta andando incontro la costruzione della centrale nucleare in Finlandia, del medesimo tipo delle costruende centrali italiane, infatti in un altro articolo del medesimo Form Nucleare Italiano si legge un articolo a firma di Carlo Stagnaro “I veri costi del nucleare” nel quale si legge tra l’altro: “il costo medio attualizzato di generazione dell’energia nucleare non può essere desunto da esperienze precedenti ma dipende da una serie di variabili specifiche del singolo investimento e del luogo e del contesto in cui è calato” sembrerebbe un’affermazione da ultrà antinuclearista, una premessa a un panegirico su come in Italia si riesca a spendere in doppio, come minimo, di quanto si spenda in altri paesi europei per le medesime strutture o infrastrutture e invece…

Invece questo articolo viene posto tra quelli a favore del nucleare nel Forum suddetto!

Ma citiamo qualche altra chicca, egli cita tre tesi di un rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile compilato da Edo Ronchi e “basato su letteratura esistente e perlopiù condivisa”, cito:

“- Il nucleare oggi non è competitivo con le fonti tradizionalmente impiegate nella produzione di energia elettrica(carbone e gas naturale) neppure tenendo conto dei suoi vantaggi ambientali;

– Il nucleare domani non sara competitivo con le fonti rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico);

– Il nucleare in Italia avrebbe costi superiori a quelli riscontrabili in altri paesi e , di conseguenza, ha ancora meno chance di affermarsi rispetto a quanto accade altrove.”

Quindi si tratta di tesi comunemente note e “perlopiù” condivise! Ma prosegue:

“La prima e la terza tesi contengono un importante grano di verità, ma meritano maggiore approfondimento”

Ma allora  si tratta davvero di una quinta colonna ecologista infiltrata nel covo nuclearista? Onore al merito!

Ma il bello deve ancora venire:

“La seconda tesi… è difficilmente sostenibile. Scopo di questo paper è discutere le tesi sostenute da Ronchi … da un punto di vista strettamente economico-finanziario.”

A questo punto il lettore si aspetta, finalmente vorrei dire, una disamina economica magari con dati completi di qualche centrale costruita, esercitata e dimessa con valori attualizzati, cosa di cui non si ha notizia nell’orbe terracqueo, ma la premessa non lascia intravedere chiarezza, infatti di seguito alla citazione precedente:

 

“Le esternalità positive e negative del nucleare non verranno considerate se non nella misura in cui esse vengono(o possono essere) internalizzate attraverso opportuni sistemi di policy. (Nota: La principale esternalità positiva del nucleare è di natura ambientale, cioè la riduzione delle emissioni climalteranti .Le maggiori esternalità negative riguardano i rischi – per quanto remoti – di incidenti e la gestione delle scorie e la fine vita degli impianti.”

Ma allora era uno scherzo? In questo garbuglio si capisce la filosofia classica dell’imprenditore italico che quando un’azienda ha inquinato il sito dell’azienda scaricandoci i reflui di lavorazione e i capannoni stanno per crollare, fa fallire l’azienda, scappando in un paradiso fiscale e lasciando alla collettività il compito di bonificare capannoni e terreno, il perfetto ragionamento da commercialista mafioso più che da economista.

Ma proseguiamo:

“Questo paper non intende rispondere alla domanda: quanto costa l’energia nucleare? Per ragioni che verranno esposte, si tratta di una domanda a cui, in termini generali, non è possibile rispondere.”

Ma allora il titolo del paper?

L’autore prosegue dicendo che il paper di per sé non fornisce argomenti pro o contro il nucleare (?) poi ci diletta di una ipotesi fantascientifica che dovrebbe consolarci “In un contesto liberalizzato… costi e benefici economici sono (o dovrebbero essere) pienamente internalizzati dagli investitori; un investimento sbagliato non produce extracosti per i consumatori, ma un danno finanziario per chi lo effettua.”

Allora potremmo stare tranquilli, non mi risulta che, in qualche paese al mondo, dei privati stiano costruendo delle centrali nucleari senza garanzie pubbliche, ma quel “(o dovrebbe essere)” mi mette a disagio, come probabilmente era a disagio l’autore facendo l’affermazione che precedeva, sappiamo che in Italia, e non solo, si privatizzano le plusvalenze e si statalizzano le perdite.

Forse avevamo ragione a sospettare di questa prosa, l’autore era un esponente della Baader-Meinhof sfuggito alla cattura, che è riuscito a infiltrarsi nel nucleo nuclearista e lo sta distruggendo dall’interno o invece il nucleo nuclearista, troppo finanziato dalle multinazionali dell’uranio, è cresciuto troppo e sta andando incontro a fissione nucleare o a decadimento spontaneo?

O forse C. Testa & C. stanno cercando di accreditare sé stessi (e la loro attività e i loro sponsor) come unici e veri depositari del verbo ecologista?

 

 

 

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