Cedole titoli spagnoli tassati due volte

Continuano ad arrivarmi richieste di chiarimenti sulla doppia imposizione fiscale che viene applicata alle cedole dei titoli della Spagna, riassumo qui quanto già espresso in post precedenti:

1) la legge “sobre la rentas de no residentes”, n°5 del 2004, prevede che tra le rendite esenti dalla doppia imposizione ci siano i titoli del debito pubblico, quindi tutti i titoli di Stato e quelli eventualmente emessi dalle regioni autonome o dalle municipalità;

2) la Convenzione italo-spagnola contro le doppie imposizioni fiscali (ratificata in Italia con Legge n°663 del 29 Settembre 1980) ammetterebbe una doppia imposizione fiscale (con limiti di aliquota comunque del 12% nello Stato contraente, nel caso che chi percepisce gli interessi ne sia l’effettivo beneficiario) ma solo per le cedole di titoli che non siano emessi dal Governo dello Stato contraente o da un suo ente locale, che vengono ribaditi esenti da tale doppia imposizione.

Se ne deduce che se il titolo in questione è un titolo di debito pubblico e voi siete residenti in Italia, dovreste essere esenti dalla tassazione spagnola del 19%, per ottenere questa esenzione però è necessario:

1) convincere la banca che deve farsi parte attiva nel procedimento, (io ci ho messo quattro mesi di raccomandate, e-mail e telefonate, vedi resoconto in post precedenti),

2) richiedere, almeno 3 mesi (e non più di sei) prima della scadenza della cedola un certificato di residenza fiscale alla competente sede dell’Agenzia delle Entrate, in inglese o in spagnolo,

3) consegnare tale certificato, alla vostra banca almeno due mesi prima della scadenza della cedola, con l’indicazione del tipo di titolo e del deposito di cui siete titolare, insieme ovviamente alla richiesta di inoltrarlo alla banca depositaria del titolo,

Se fate così, in teoria dovreste avere le cedole esenti dall’imposizione spagnola, se invece, a causa della mancata informazione della banca, avete già avuto tale trattenuta, con la medesima documentazione dovete richiedere il rimborso di tale trattenuta, che mi dicono avere tempi lunghi: diciotto mesi!

Auguri a tutti coloro che sono incappati in questa trappola, predisposta dalle banche e dagli  stati spagnolo e italiano, che dobbiamo considerare conniventi in questo taccheggio del piccolo risparmiatore, in quanto appunto per un piccolo risparmiatore spendere per ogni cedola:

1)  3,10 € con F23,

2) 14,62 € di marca da bollo per il certificato di residenza fiscale,

3) 14,62 € di marca da bollo che alcuni impiegati richiedono di applicare anche sulla richiesta di certificato di residenza fiscale,

4) almeno 3 ore di permesso per fare la richiesta, (versamento F23 in banca e consegna domanda),

5) almeno 2 ore per andarla a ritirare, se ve la fate spedire dovrete pagare anche la raccomandata o correre il rischio di rifare tutto se si perde.

Chiaramente, anche se gli uffici dell’Agenzie delle Entrate fosse vicino casa, come nel mio caso, e su questa vicinanza sono calcolati i tempi sopra esposti (ho trascurato di calcolare le due volte in cui sono andato inutilmente in quanto si era temporaneamente smarrita la mia pratica) i costi per un lavoratore medio per l’espletamento di questa pratica sono di almeno un centinaio di euro, tra costi vivi e mancato guadagno per permessi non retribuiti, quindi, perchè ci sia una convenienza economica a svolgere questa pratica è necessario che la cedola abbia un ammontare di almeno 500 € (un investimento  di circa almeno 12 mila euro, ai tassi di rendimento correnti all’epoca in cui un risparmiatore poteva acquistare titoli spagnoli senza pensare di giocare alla roulette) è evidente quindi che gli stati proseguono senza sosta il loro piano di accentrare tutta la ricchezza in sempre meno mani, con tutti i mezzi, anche i più subdoli, infatti su un investimento di 500mila euro le spese sarebbero le medesime e quasi ininfluenti sulla redditività dell’investimento.

Da notare che i due stati fanno entrambi le trattenute calcolandole sulla cedola lorda, quindi fanno finta di non sapere l’uno quel che fa l’altro, il risultato è che il risparmiatore viene tassato al 31,5%, quasi come la tassazione della Svezia, ma sappiamo che i servizi non sono gli stessi!

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Sempre a casa mia, sempre fuori posto.
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